Posted on August 6, 2016


Sistema di irrigazione automatica per rendere più barche

Le discussioni fino ad otto ottobre 2007 sono state archiviate qui

Blocco[modifica wikitesto]

Incipit[modifica wikitesto]

Allora: vediamo di trovare una soluzione per ogni punto controverso.

  1. Etimologia. Credo di averne già parlato abbondantemente. In questo momento nella voce risulta questo: «Il termine "domotica" è difatti un neologismo derivante dalla contrazione della parola latina domus (casa, abitazione) unita al sostantivo "automatica" (o, secondo alcuni, ad "informatica" o a "robotica"), quindi significa "scienza dell'automazione delle abitazioni"». Premettendo che, come ho già detto, non ho trovato la parola inserita in alcun dizionario (e quindi probabilmente non esiste una vera fonte primaria autorevole), questo è ciò che si trova ovunque in giro per il web. Provare per credere: inserite in Google "domotica domus automatica" e vedrete ciò che viene fuori. A questo punto, visto che secondo me in questo caso è importante riportare l'etimologia della parola, bisogna semmai trovare una fonte primaria autorevole per contestare questa interpretazione. Ovviamente se un utente trova un riferimento in un dizionario, è caldamente invitato a fare una nota.
  2. Concetto di antropizzazione: è tuttora presente nella voce: «è la disciplina che si occupa di studiare le tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa (e più in generale degli ambienti antropizzati)»
  3. Il comportamento di quelli che hanno preso la voce di wikipedia e l'hanno copiata senza rispettare la licenza GNU FDL non è di sicuro da considerarsi come un modello virtuoso. Interessante che il depliant del politecnico, seppure si sia ampiamente ispirato al vecchio incipit, abbia subito focalizzato l'attenzione sul concetto di automazione
  4. "Domotica": uguale o diverso a "Home automation"? Come ho già detto, non ho trovato un solo documento che mi faccia ritenere le due espressioni differenti tra loro. Al contrario si trovano sul web le 2 espressioni usate indifferentemente. Indicate eventualmente delle fonti e discutiamone

1. Etimologia[modifica wikitesto]

vitadefinizione

Alla luce del ritrovamento di documenti a questo punto difficilmente contestabili (o meglio, contestabili unicamente fornendo della documentazione per lo meno altrettanto ampia, diffusa ed autorevole) direi di ragionare sulla seguente frase:

  • «Il termine "domotica" è difatti un neologismo derivante dalla contrazione della parola latina domus (casa, abitazione) unita al sostantivo "automatica" (o, secondo alcuni, ad "informatica" o a "robotica"), quindi significa "scienza dell'automazione delle abitazioni"»

che risulta non del tutto corretta. Direi di sostituirla con

  • «Il termine "domotica" è difatti un neologismo derivante dalla contrazione della parola latina domus (casa, abitazione) unita al sostantivo "informatica" (o, secondo alcuni, "robotica"); "informatica" è a sua volta un termine composto derivante da "informazione" + "automatica". Il termine indica quindi il settore tecnologico che si occupa dell'applicazione dell'informatica e dell'elettronica alle abitazioni"»

Può andare?

2. Significato del termine Domotica[modifica wikitesto]

Perchè per me le fibre ottiche che portano la luce del sole dal tetto al soffitto di una stanza esposta a nord è domotica; perchè è miglioramento del comfort con l'uso della tecnologia.

3. Antropizzazione[modifica wikitesto]

4. Domotica = "Home automation"?[modifica wikitesto]

<<

domotica

  • Migliorare la qualità della vita (per prima degli uomini ma non solo) — tra loro per primi quelli minori, anziani o disabili;
  • Migliorare la sicurezza sotto tutti i punti di vista — e quindi anche misurare, ridurre e se possibile eliminare effetti dannosi derivati dagli strumenti e dalle tecnologie che utilizziamo;
  • Risparmiare energia — partendo dalla riduzione degli sprechi e proseguendo nella riduzione dei consumi;
  • Semplificare la progettazione, l’istallazione, la manutenzione e l’utilizzo della tecnologia — e quindi ancora ridurre i costi;
  • Convertire i vecchi ambienti e i vecchi impianti secondo questa nuova visione che è quella del futuro.

>>

<<

domotica

La domotica deve studiare, trovare strumenti e strategie per:

  • migliorare la qualità della vita;
  • migliorare la sicurezza sotto tutti i punti di vista;
  • risparmiare energia;
  • semplificare la progettazione, l'installazione, la manutenzione e l'utilizzo della tecnologia;
  • ridurre i costi di gestione;
  • convertire i vecchi ambienti e i vecchi impianti.

>>

Storia della Domotica[modifica wikitesto]

Comunque visto che siamo nella pagina di discussione voglio portare la mia esperienza, intorno al 1980 mi occupavo di sistemi di sicurezza e impianti elettrici. In italia fino ad allora si erano viste solo centraline "a levetta", per i non esperti, le chiavi degli antifurti erano a serratura meccanica e per escludere alcuni sensori si utilizzavano dei deviatori a levetta. L'azienda con cui collaboravo - per prima in Italia/Francia/Germania - iniziò ad importare le prime centaline a microprocessore - provenienti dall'inghilterra (ma di progettisti italiani).

Fin dalle prime istallazioni ci fu richiesto di poter pilotare le luci dalla centralina antifurto, fu difficile convincere il produttore inglese ad effettuare modifiche al firmware per implementare tali funzioni, ma ci riuscimmo!

Non ho la minima idea di cosa avessero fatto gli altri prima - che comunque c'erano, non eravamo i soli - non ho neanche la presunzione di affermare che noi siamo stati i primi, tuttavia con buona probabilità posso affermare che Inghilterra, Francia e Germania non sono arrivati dopo e non sono stati primi neanche dopo, perchè il discorso si è poi diviso in canada - ma riguardava megacentrali con filosofia USA.

Continuo appena ho altro tempo.

Luigi Caruso

Proposte di incipit[modifica wikitesto]

Proposta 1[modifica wikitesto]

Proposta 2[modifica wikitesto]

Allora, cerchiamo di sbloccare questa voce. Alla luce di quanto detto, provo anch'io a fare una proposta (basandomi su quella di Scriban).

home automation

Reloaded[modifica wikitesto]

Source: https://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Domotica/Archivio_2



Guarda un video su sistema di irrigazione automatica per rendere più barche

Tagliare l'erba del prato

Un Van Gogh da 8 mila piante a Londra

A Trafalgar Square

8 mila piante di 26 specie diverse

National Art GalleryTrafalgar Square

artistico giardino verticalesala 45National Gallery

ANS GroupGE

irrigazione automatica

Mark ElborneGeneral Electric UK

Van Goghottobre 2011

Source: http://www.luxgallery.it/un-van-gogh-da-8-mila-piante-a-londra-25539.php



Foto circa sistema di irrigazione automatica per rendere più barche da Google, Bing



La Terra offriva allora un aspetto non molto differente da come si presenta oggi. In luogo della vita intelligente e attiva che circonda sulla sua superficie; in luogo di queste città popolate, dei nostri villaggi e delle nostre abitazioni; di questi campi coltivati, dei vigneti e dei giardini; delle strade e delle ferrovie, dei navigli, delle officine nostre e dei laboratori; in luogo di questi palazzi, dei monumenti, dei templi; in luogo di questa incessante attività umana che trae profitto attualmente di tutte quante le forze della natura, penetra le profondità terrestri, interroga gli enigmi del cielo, studia gli avvenimenti dell'Universo, e sembra concentrare in se stessa l'intera storia del creato......  non vi erano che foreste selvagge ed impenetrabili, fiumi che scorrevano silenziosamente in mezzo a rive solitarie, montagne senza anima viva che le ammirasse, valli senza traccia di capanne, e sere senza incanti, e notte stellate senza alcuno che le contemplasse. Non scienza, né letteratura; non arti, né industria, né politica, né storia; non parola, né intelligenza, né pensiero.


Immagini del cervello di una persona che si applica a compiti diversi, rilevate alla Pet del centro dell'Università di Los Angeles. Si noti però in fondo la maggiore attività del metabolismo nel LAVORO, dove occorre, vedere, sentire, pensare, ricordare, agire.

Cartesio poteva sì dire "io penso e dunque io sono" ma si dimentica che lui può pensare solo perché ha interagito con un suo simile, cioè ha ricevuto tramite un linguaggio (mimico o verbale) delle informazioni, che gli permettono di pensare. Senza informazioni non potrebbe nè pensare e tanto meno pensare di essere. Cartesio è insomma -nelle sue esperienze, nelle sue conoscenza, nei suoi pensieri - sempre debitore di qualcuno che a sua volta ha esperienze e conoscenze.
E' da bambini che inizia questa lenta trasformazione da creature che appena sanno, a creature che sanno di sapere, il che è l'essenza dell'autocoscienza. Ma non lo hanno appreso da soli, hanno bisogno di interagire con altri: all'inizio col padre e la madre, poi con gli amici di scuola, infine con l'ambiente in cui vivono. E se l'ambiente è culturalmente ricco ci si avvantaggia rispetto a coloro che vivono in un ambiente povero di esperienze e di conoscenze. Solo così si può imparare un linguaggio (verbale o mimico), con questo ricevere informazioni, e con le acquisite informazioni pensare, cioè scoprire e rappresentarci il mondo che ci circonda.
"Perfino il libero arbitrio è un fatto di esperienza. E' qualcosa che ciascuno di noi prova. Nessuno avrebbe immaginato che il libero arbitrio esistesse se non ne avesse fatto esperienza, con il che io intendo la capacità di effettuare delle azioni in base alle informazioni-esperienze introdotte, o almeno il tentare di effettuarle"

____ IL "COMPUTER" CERVELLO - Quello che oggi appare stupefacente, scoperto dai neuroscienziati, è che i neuroni nel sistema nervoso centrale degli esseri umani e di altri animali superiori, obbediscono alle stesse leggi che in questo momento stanno facendo funzionare il computer che avete davanti, che usano nei circuiti del proprio microprocessore l'on-off. Così come i bottoni sinaptici della nostra rete neurale nel ricevimento degli stimoli (delle informazioni dei cinque sensi) sono "inseriti" o "disinseriti" (on-off), per effetto della differenza del potenziale elettrochimico ionico delle rispettive membrane.

Pacchetti di quanti (ioni) sono presenti nelle porte sinaptiche che operano e creano gli impulsi (come "i clock" del ns. computer). Nelle porte delle membrane l'impulso sinaptico si verifica con un aperto-chiuso, un vero e proprio on-off creato da un potenziale elettrico biochimico provocato dai neuromediatori, e sono proprio simili alle porte logiche di un computer-rete. E cosa curiosa, la trasmissione, dal e verso il mondo esterno, avviene in entrambi -cervello e computer- da analogica in digitale e riconversione da digitale in analogica.
Perfino la nuova tecnica optoelettronica è presente nei nostri occhi in quella che chiamiamo vista; qui le frequenze delle onde fotoniche fanno accendere i "pixel" in una area corticale (una specie di schermo monitor) specializzata: la v1,v2 per i contorni la v3,v4,v5 per i colori. Insomma funziona esattamente come la griglia di un monitor RGB che riceve i diversi impulsi dal nostro scanner digitale. Il tipo, il sistema e la frequenza nella codifica/decodifica e la trasmissione come nella multiplazione ottica è simile - e all'oscilloscopio il tracciato è quasi indistinguibile se trattasi di impulsi neurali o impulsi di una porta logica elettronica di un computer collegato alla rete.
Perfino un tecnico allenato all'oscilloscopio, non è in grado di distinguere la traccia del suono di una parola umana, da quella creata da un sintetizzatore vocale che di umano non ha nulla, solo bit, creati da una sequenza di impulsi elettrici prima convertiti e poi usciti da un altoparlante.
L'intera percezione dei nostri sensi, infatti, non é altro che un impulso elettrico creato dal mutamento della concentrazione di ioni di idrogeno sulla superficie delle cellule cerebrali; é continuo cambiamento di equilibrio fra sodio e potassio attraverso le membrane neuroniche. Ogni membrana di una cellula costituisce un generatore elettrico in miniatura.
E come velocità il potenziale d'azione viaggia sull' "autostrada" assone a una velocita inferiore a una Ferrari, cioè fra i 150 e i 280 km ora (e sono queste differenti velocità che determinano i nostri tempi di reazione).
Insomma un meccanismo perfetto costruito in circa 350 milioni di anni. "Il primo neurone comparve sul capo di un calamaro con un solo ganglio (un dendrite) che gli avvolge tutto il mantello con delle sinapsi che agiscono come dei sensori" (

Questi ioni di cui abbiamo appena parlato, generano un flusso di corrente negli assoni in pacchetti di quanti, che vanno poi a depositarsi nei neuroni lasciandovi (immagazzinandovi) una traccia; è la "traccia mnestica" (presunta registrazione fisica - "in bit", "in quanti di energia") dei nostri ricordi o esperienze; una traccia che nessuno fino a oggi ha mai visto, ma che i neuroscienziati che la cercano, gli hanno già dato un nome "ENGRAMMA". ( !!! )

John von Neumann, lo scienziato teorico dell'informazione ha stimato che i ricordi memorizzati durante una vita umana media dovrebbero ammontare a 2,8-10/20 (280 miliardi di miliardi) di bit (engrammi); fra quelli che ricordiamo e quelli che abbiamo immagazzinato ma che non abbiamo più richiamato alla nostra mente. Ma ci sono! Questo già lo sappiamo con la PET (Tomografia a Emissione di Positroni) eccitando alcuni neuroni. Alcuni sono ancora vuoti, altri hanno pacchetti di quanti depositati, cioè informazioni, visive, tattili, sonore, olfattive, gustative (i ricordi di esperienze fatte).

Ma non è la quantità di neuroni che sono presenti che formano un buon cervello. Solo da pochi decenni (Eccles, Nobel '68) conosciamo queste ramificazioni e la loro funzione. Il metro delle precedenti osservazioni dei paleoantropologi dell '800, era quello della capacità cranica. A maggior volume si pensava corrispondesse un grado superiore d'intelligenza. Era una cantonata. Oggi con la neuroscienza sappiamo che non é così. Einstein aveva solo 1400 cc. di materia grigia; il grande Dante 1420. Entrambe sotto la media di un uomo degli ultimi 30.000 anni. Perfino di molto inferiori al cervello dell'uomo di Neandertal vissuto 90.000 anni fa.
Questo perchè loro vivendo in un ambiente culturale ricco, le informazioni depositate nei neuroni hanno fatto"germogliare" rami dendritici e sinapsi verso altri neuroni. Ogni neurone può - se vengono immesse informazioni - far "germogliare" 10.000 rami dendritici esplorativi verso i circa 100 miliardi di neuroni di cui siamo dotati fin dalla nascita; ripetiamo ognuno di essi ha la stessa potenziale capacità di sviluppare altri 10.000 "germogli", creando così una intricata "rete" di "strade" e "stradine" (cioè dieci milioni di miliardi di "connessioni" - è insomma un "internet" un po' più grande, ma molto simile. E nel cercare un ricordo, dobbiamo agire come facciamo con Google, dobbiamo impostare bene la nostra "ricerca" in modo tale da non creare una grande confusione di risposte. Se su Google cerchiamo solo "Michelangelo" si accavallano risposte con gli hotel che si chiamano Michelangelo, ma se mettiamo "Michelangelo pittore" le risposte sono mirate al grande artista perchè la ricerca avviene in una particolare area dove sono memorizzati i pittori. Idem nel nostro cervello: la domanda se mirata, la risposta viene cercata e subito trovata in quella particolare area dove noi (con metodo) abbiamo depositato i pittori e assieme ad essi (nelle "stradine" vicine a quest'area, e su altri neuroni) sono associate particolari loro opere. Ecco perchè spesso ricordando l'opera ci viene in mente anche il pittore, o all'incontrario, il Giudizio Universale ci richiama Michelangelo, associandolo al Giudizio. Ovviamente se noi abbiamo messo insieme le due informazioni. E questo è il metodo.

Risulta così superfluo che un soggetto abbia a disposizione alla nascita 100 miliardi di neuroni se poi non ha costruito con le informazioni la "rete" che gli serve per fare associazioni, elaborazioni e quindi dare delle risposte. Inutile costruire una città se non si fanno poi strade verso altre città e paesi. Così i computer, a cosa servirebbero 10.000.000 di computer se poi non li colleghiamo a una rete e se questa non ha rimandi ad altre informazioni dove in qualche luogo queste sono depositate. Nel caso del nostro cervello il buon Dio ci ha dato sì tutti i neuroni alla nascita, ma le strade ci ha detto "costruitevele voi".

In sostanza l'engramma dovrebbe comportarsi in questo modo; ad ogni ricezione di pacchetti di quanti, lascia una traccia dentro le nostre "scatolette" (neuroni). Si comporta come il classico "codice a barre" che il commesso di un supermercato applica su una scatola di pelati e poi li mette nelle "aree" dei vari "magazzini"; il suo generatore di impulsi elettronici, in pacchetti di quanti, scrive una traccia ("elettro-mnestica" stampata su un'etichetta la cui copia è magnetizzata su una memoria), ed ogni qualvolta senza la presenza del magazziniere se la commessa al banco deve leggere prezzo, caratteristiche o altro, usa all'inverso un lettore che legge la "traccia di quanti" "memorizzata" dal magazziniere. Ogni aerea di una memoria é inserita in molte altre connessioni, e ciascuna connessione è implicata in vari altri "magazzini" memorie - la nostra rete neurale è fatta proprio così, comprese le "aree", i "magazzini", le "memorie", le "connessioni".

Il proto-cervello del nostro antenato inizia avere un'area del suo cervello sempre più sviluppata. Il mondo più vario, le continue esperienze, le molte informazioni gli creano la necessità di avere "magazzini" più ampi, e chi ne ha di più ha quindi più informazioni e quindi sopravvive meglio. Più tardi farà ancora di meglio, non adibisce una sola aerea, ma allestisce diverse aree, ognuna specializzata in qualcosa, onde non dover cercare nell'intero "magazzino" con una grande perdita di tempo. Ma per farlo come fa un buon magazziniere, deve creare delle aree specifiche. Usa cioè un metodo.

I neuroni hanno molte informazioni immagazzinate dalle esperienze, e ognuno è collegato ad altri neuroni che hanno a loro volta altre informazioni immagazzinate. Le informazioni intergiscono svilluppando altri collegamenti dendritici, cosicchè gli scambi diventano sempre più numerosi, dando la possibilità di elaborare una massa enorme di informazioni già immagazzinate; ogni neurone riceve domande, fa confronti con ciò che già possiede, chiede (con i rami dendritici esplorando con le sinapsi) aiuto ai neuroni vicini della stessa area, se non trova si spinge in altre aree, fatto questo, elabora delle risposte. Avviene questo perchè oggi sappiamo che sono le stesse informazioni a far crescere i milioni di dendriti, e molti dendriti sviluppano sinapsi che si connettono ad altri dendriti, pronti a scambiarsi le reciproche informazioni e fare numerose associazioni, elaborazioni e fornire una o diverse risposte.
E' questo il primo efficiente cervello a stimolazione elettrica biochimica (essenzialmente sodio/potassio) oggi facilmente rilevabile con la Pet e la Tep. Il cervello del nostro ominide è ormai una vera e propria centrale chimica e bioelettrica che fabbrica neurotrasmettitori, endorfine, adrenaline. ecc. insieme o singolarmente, creando messaggi elettrici affarenti e efferenti. Messaggi premianti o punitivi.

Le interruzioni o eccitazioni provocate dagli impulsi elettrici dalle sinapsi fra neuroni, viaggiano su assoni con un potenziale elettrico - abbiamo già detto- fra i -30 e +70 mvolt (simile a un on-off di un processore di computer); le più vecchie cellule cerebrali o quelle in cui mettiamo ora una informazione, viaggiano sia nell'andata che nel ritorno sempre con gli stessi potenziali elettrici. Questi impulsi sono provocati dai neurotrasmettitori, sia quando un evento invia informazioni al neurone, sia quando quelli piú arcaici (frutto di lunghe esperienze) emergono e le contrastano inviando un proprio messaggio inibitore. Quelle acquisite dopo la nascita vengono sì immagazzinate nella neo-corteccia (la piu' recente) ma sono sempre collegate con alcuni rami dendritici arcaici situate nell'ippocampo, che hanno per milioni di anni fatto il loro dovere per la conservazione della specie (come la fame, il pericolo, la riproduzione ecc.). A contribuire alla nascita di queste reazioni chimiche sono alcune sostanze note come mediatori contenute sottoforma di molecole presenti in alcune particolari sostanze usate nell'alimentazione (una serie di amminoacidi - circa 50 quelle fino ad oggi conosciute). Sostanze alcune volte incompatibili tra loro, che venendo a contatto emettono una scarica elettrica; cioè inviano un particolare impulso che in sequenza va a depositarsi in uno o piu' neuroni. Ogni impulso è una sequenza di pacchetti di quanti, e ogni pacchetto scrive un engramma.
Il "Microprocessore" è ormai formato, lo "schema logico" non cambierà più; solo i "rami" dendritici, gli assoni, i gangli, le sinapsi potranno svilupparsi. Quando il "computer" cervello è ormai costruito; aumenterà solo la capacità della "Ram" e come usare i "sistemi operativi", cioè il "software" - che è in sostanza come fare a ricevere (acculturarsi) e come mettere in ordine le informazioni.
Lo schema è simile in entrambi nel cervello e nel computer: sensori, impulso elettrico, trasmissione dell'impulso, entrata nel deposito, elaborazione con i confronti delle precedenti informazioni, scelta di una strategia, infine l'attuazione di una risposta fisica o verbale. Proseguendo su questa strada il nostro antenato organizza ogni giorno la casualità degli eventi del mondo che lo circonda in strutture bene organizzate e in zone e aree ben precise. Chi lo fa a casaccio introducendo le nuove informazioni disordinatamente, senza ripartirle in aree ben precise, al momento di richiamarle fa fatica; quindi una maggiore intelligenza non è data dalla maggiore quantità di materia grigia, ma come questa viene organizzata fin dal primo momento, cioè quando andiamo a formare le aree, i nostri "magazzini".


Un neurone nel cervello di un neonato. A mano a mano che la corteccia cerebrale estende le sue cellule embrionali, sempre più numerose si estendono le ramificazioni dei neuroni;, le reazioni sensoriali si sviluppano e si instaurano tutte quelle attività che selezionano e stabilizzano le sinapsi. E' l'epigenesi.

L'uomo alla nascita ha nel cervello circa 100 miliardi di neuroni (si formano nelle prime sedici settimane dopo la fecondazione, dopo smettono di dividersi perchè hanno raggiunto il loro numero massimo anche se il cervello pesa solo 200-300 grammi), ma sono tutti vuoti, infatti mancano le esperienza, le informazioni, il deposito di queste, e mancano innanzitutto le connessioni tra loro. Queste connessioni i neuroni iniziano a costruirle dal primo istante (vedi l'immagine sopra).
Ma anche quando queste informazioni vengono depositate a milioni e milioni, se non sono utilizzate frequentemente, nonostante anche una buona sistemazione, la connessione regredisce, si accorcia, perde il contatto con gli altri neuroni, scompare del tutto, e diventa difficile nel momento che sollecitiamo la memoria di fare delle associazioni con altre informazioni depositate in altri neuroni. Il magazzino é pieno ma manca la strada nei due sensi di marcia per "veicolare" l'informazione (sia per l'azione come per la retroazione - il cosiddetto feed-back).
Un bambino se nasce in Cina e impara nei suoi primi due-tre anni il cinese, se si trasferisce in un altra nazione non parla più la sua lingua ma quella del paese dove lui cresce; della sua lingua originale -se non si esercita a parlarla con altri cinesi- non saprà (apparentemente) più nulla, anche se ha tutti i vocaboli (ascoltati nei due anni precedenti) depositati nei suoi neuroni in una precisa area (di Broca), in tanti "engrammi"

I dendriti, le sinapsi, gli assoni (se non utilizzati) lo abbiamo già detto, vanno in atrofia, si comportano come alcune strade periferiche, che dopo averle costruite, se non utilizzate, diventano impraticabili proprio quando necessita percorrerle. Alle volte piccoli dendriti (stradine) portano a grandi strade (assoni), a banali ricordi che possono ricondurci però a fatti importanti, o perchè affini, o perchè collegati, o perchè vicini a quella zona; nulla va perso, ma tutto viene depositato. Infatti quando quella risposta giusta che cercavamo ci arriva in ritardo, diciamo "e pensare che questo lo sapevo". E diciamo una cosa giusta, possiamo pensare fin che vogliamo, ma se non abbiamo tenuto libere le "stradine" la causa è nostra, non del nostro cervello, dove nulla è andato perso; solo che non sono mai state o sono state poco utilizzate le sue "stradine". E cosa curiosa, quando abbiamo attivato il circuito, anche quando non abbiamo più bisogno, il cervello ci da sì una risposta, ma in ritardo, perchè ha dovuto "camminare" con fatica in stradine quasi impraticabili.
Con la ripetizione e l'esercizio mentale non solo contrastiamo il logoramento, non solo rinforziamo le antiche associazioni, ma ne creiamo sempre delle nuove anche se siamo vecchi. E' robusta una memoria ancorata ad estese associazioni, che non solo sfida il tempo, ma sfida quelle cancellazioni suscettibili alla debilitazione improvvisa (come può essere una lesione, un ictus) oppure a quella debilitazione lenta dovuta alla inesorabile e progressiva senilità.
Come le mille stradine che sono ai lati delle grandi autostrade, sembra servono a poco, poi ognuno di noi per entrare in autostrada ne utilizza una, così fanno tutti gli altri, quindi occorrono, sono necessarie: senza le piccole stradine di accesso le belle e grandi autostrade sarebbero del tutto inutili. Senza dendriti e sinapsi anche il cervello è inutile. E i dendriti e le sinapsi non ce li fornisce la natura, siamo noi a costruirli, con il sapere, la conoscenza, le esperienze.

Le articolazioni delle zampe anteriori non più impiegate per arrampicarsi sui rami, o appoggiate a terra per camminare,
si raddrizzarono, e le falangi si accorciarono in un assetto tale da poter svolgere un lavoro manuale. Determinante fu il pollice più corto e la sua flessione all'interno della mano, un movimento estremamente necessario alla presa.

Source: http://cronologia.leonardo.it/invenzio/inv001.htm