Posted on July 31, 2016


Irrigazione automatica loro spunti mani

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LETTERA ENCICLICA
CARITAS IN VERITATE
DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AI FEDELI LAICI
E A TUTTI GLI UOMINI
DI BUONA VOLONTÀ
SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE
NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ

INTRODUZIONE

CAPITOLO PRIMO

IL MESSAGGIO
DELLA POPULORUM PROGRESSIO

CAPITOLO SECONDO

LO SVILUPPO UMANO
NEL NOSTRO TEMPO

Nella nostra epoca, lo Stato si trova nella situazione di dover far fronte alle limitazioni che alla sua sovranità frappone il nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale, contraddistinto anche da una crescente mobilità dei capitali finanziari e dei mezzi di produzione materiali ed immateriali. Questo nuovo contesto ha modificato il potere politico degli Stati.

Non solo la situazione di povertà provoca ancora in molte regioni alti tassi di mortalità infantile, ma perdurano in varie parti del mondo pratiche di controllo demografico da parte dei governi, che spesso diffondono la contraccezione e giungono a imporre anche l’aborto. Nei Paesi economicamente più sviluppati, le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale.

Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l’adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione di un forte controllo delle nascite. Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l’eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico.

CAPITOLO TERZO

FRATERNITÀ, SVILUPPO ECONOMICO
E SOCIETÀ CIVILE

La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o « dopo » di essa. La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente.

CAPITOLO QUARTO

SVILUPPO DEI POPOLI,
DIRITTI E DOVERI, AMBIENTE

CAPITOLO QUINTO

LA COLLABORAZIONE
DELLA FAMIGLIA UMANA

Una possibilità di aiuto per lo sviluppo potrebbe derivare dall’applicazione efficace della cosiddetta sussidiarietà fiscale, che permetterebbe ai cittadini di decidere sulla destinazione di quote delle loro imposte versate allo Stato. Evitando degenerazioni particolaristiche, ciò può essere di aiuto per incentivare forme di solidarietà sociale dal basso, con ovvi benefici anche sul versante della solidarietà per lo sviluppo.

CAPITOLO SESTO

LO SVILUPPO DEI POPOLI
E LA TECNICA

CONCLUSIONE

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2009 – Libreria Editrice Vaticana

Source: https://azionecattolicasantantonio.wordpress.com/2009/07/07/caritas-in-veritate-testo-integrale-2/



Foto circa Irrigazione automatica loro spunti mani da Google, Bing



Ed eccoli lì. A Cerulean City. Quella mattina si erano dovuti alzare prestissimo per riuscire a prendere la corriera ed arrivare in tempo.Come al solito c’era stata la solita tiritera del cambiarsi i vestiti, i soliti litigi e la consueta chiamata di Delia, che stavolta aveva dovuto affrontare Misty, nei panni di Ash.Ash alzò lo sguardo verso il grosso orologio del parco: segnava le dieci del mattino. Grazie ad un volantino appeso ad un lampione, avevano scoperto l’orario d’inizio dello spettacolo: avevano ancora qualche ora di tempo a disposizione.Sospirò, stiracchiandosi e sbadigliando rumorosamente, mentre Pikachu lo imitava. Stava davvero cascando dal sonno. Misty invece… si voltò a guardarla: sedeva intirizzita e con gli occhi sgranati fissi nel vuoto innanzi a sé, neppure avesse visto il ragno più grande del mondo.

  • Ohi… – le diede una pacca sulla spalla con il dorso della mano e, per tutta risposta, la vide letteralmente balzare a terra gridando dallo spavento.
  • Datti una calmata! – le suggerì, ancora scosso dalla sua reazione, ma la ragazza scosse forte la testa, rimettendosi in piedi e cominciando ad andare avanti e indietro.
  • Senti… dobbiamo aspettare che tu faccia il solco nel cemento, oppure possiamo dirigerci verso la palestra? –
  • No, no, no, è un errore, tutto un terribile errore… Ash, tu non te ne rendi conto, ma se le mie sorelle vengono a sapere della nostra situazione… sono rovinata! –
  • Bhe, che cosa potranno mai farti… –
  • Schernirmi a vita, per esempio! Ma te lo immagini? “La nanerottola si è trasformata in un ragazzo! L’ho sempre detto io che era un maschiaccio!” Waaaah, non mi ci far pensare!!!– crollò in ginocchio, passandosi ripetutamente le mani nei capelli, spettinandosi completamente.

Ash sorrise, sebbene gli dispiacesse un po’ per lei. Sapeva quanto Misty temesse il giudizio delle sue sorelle e, francamente, aveva sempre pensato fosse una cosa esagerata, da ragazze. Però era una delle poche cose capace di metterla in ginocchio…Afferrò il berretto, che Misty aveva abbandonato sulla panchina, e glielo calcò sulla testa, riscuotendola dai suoi pensieri. Quando finalmente si voltò verso di lui, con gli occhi quasi prossimi all’irrigazione, le sorrise, cercando di apparire quantomeno confortante.

  • Senti, se tu allora sei un maschiaccio, io cosa dovrei dire? Sono messo peggio di te, sai? Non solo ora ho le mie lune come te, ma muoio sempre di fame! Ma cos’è, ti neghi il cibo per mantenere la linea? –
  • Certo che sì! Aspetta… non… non ti sarai abbuffato di nascosto, vero?! –
  • Bhe, ovviamente qualcosa ho mandato giù, cara mia! Non ci tengo a sentire la pancia brontolare in continuazione! –
  • T-tu cosa?!? –
  • Va bene, va bene, torniamo al discorso principale: le tue sorelle. Andiamo oppure invecchiamo qui? –
  • Uhm… mmm… v-veramente io… –
  • Oh e muoviti, tanto ormai lo sa mezzo mondo, tre in più cosa vuoi che siano! –

L’afferrò per mano e la trascinò letteralmente. Sentiva perfino i suoi piedi strusciare contro la ghiaia mentre cercava di strattonarla. Già…. si era dimenticato di quanto quella ragazza fosse recalcitrante.

Quando finalmente si trovarono difronte il grosso muso del Dewgong dipinto sulla facciata dell’edificio, Ash vide Misty sbiancare completamente. Va bene… ancora un ultimo sforzo… e sapeva che quello sarebbe stato anche il più faticoso. Infatti, per farla proseguire e impedirle di scappare via a gambe levate dovette quasi prenderla in braccio.

  • La vuoi smettere?! Ricorda: sei un ragazzo, ora. Non ci stai facendo una gran figura! –
  • E chi se ne frega, tanto la faccia è la tua! –
  • Ah, sì? Va bene… – la mollò di colpo, facendola capitombolare con il sedere a terra. Misty lo guardò confusa, decisamente colta di sorpresa. Ash la fissò con l’aria più severa che riuscì ad assumere.
  • Se la metti così… allora io… mi spoglio qui, in mezzo a tutti. –
  • Tu che cosa?! –
  • Mi hai sentito. Tanto la faccia è la tua… a me cosa interessa? –
  • Non lo farai… –
  • Lo sto facendo… – con un gesto lento e lo sguardo maligno si sbottonò la parte superiore della maglia. Con piacere, vide Misty arrossire violentemente.
  • No! – la ragazza gli si fiondò addosso, riallacciando tutto – E va bene, hai vinto! Ma questa me la paghi, Ash Ketchum! –
  • Sì, sì, va bene, va bene, ma ora muoviamoci. – la liquidò, agguantandola nuovamente per mano e avviandosi verso la palestra.

Quando la porta automatica si aprì loro innanzi, Ash percepì una certa resistenza da parte della ragazza. Ma ormai erano lì. Non aveva senso tornare indietro.La porta si richiuse alle loro spalle e Ash notò che la reception della palestra era deserta. Non andava bene: dov’erano finite le sorelle di Misty?!Poi delle voci, unite a dei passi. Bhe, perlomeno qualcuno stava arrivando. Pochi istanti più tardi la voce divenne più chiara, così che Ash riuscì a riconoscerla. E pure Misty, a quanto parve.Gli strinse il braccio tra le mani, tirandolo lievemente verso l’uscita.

  • È Daisy. Per favore andiamo via… –
  • Non ci posso credere! Non hai paura di combattere contro un Garyados a mani nude, ma sei terrorizzata da un faccia a faccia con tua sorella?! – aveva colpito nel segno. L’orgoglio di Misty ebbe la meglio e finalmente si decise a non protestare più.

Ash sorrise. La conosceva davvero troppo bene per non sapere che tasti toccare per convincerla.Quando poi dal corridoio spuntò Daisy, notarono che stava parlando con un ragazzino, nelle cui mani brillava la medaglia goccia. Doveva avere sulla decina d’anni.Ci volle un po’ prima che la ragazza si accorse di loro. In un primo momento parve stupita, poi sorrise cordialmente, indicando loro l’uscita.

  • Mi spiace, ma per oggi non ci saranno più incontri in palestra. Stiamo allestendo uno spettacolo e la piscina è occupata. – spiegò.
  • Non siamo qui per un incontro. – si oppose Ash e, come aveva previsto, la bionda lo fissò stupita. Bhe, era normale che fosse confusa… d’altronde, doveva avere riconosciuto la voce della sorella. Daisy si avvicinò, stringendo gli occhi, quasi a volerlo osservare meglio. Poi qualcosa parve scattare nella sua testa.
  • Misty?! Ma che cosa hai combinato con i capelli?! Ti pare una cosa sensata da fare, dopo che abbiamo pubblicizzato per giorni lo spettacolo di una ragazza rossa?? –
  • Ehm… – Ash dovette indietreggiare, spaventato dalla reazione furiosa di Daisy. Adesso capiva perché Misty la temesse tanto. Quel lato di lei lui ancora non lo conosceva.
  • Io non sono Misty… –
  • Come? –
  • Io… io sono Ash. –

Daisy rimase ad osservarlo per quella che sembrò un’eternità.

  • Certo…. – disse poi – E io sono Cenerentola… –
  • Dice la verità, Daisy! Guardami bene! – intervenne Misty, frapponendosi fra lei e Ash. La sorella la guardò dritta negli occhi.

Nella stanza era calato il silenzio più assoluto. Il ragazzino guardava confuso il trio di strani personaggi, evidentemente senza capirci un fico secco. Poi Daisy fece qualcosa. Si voltò verso il bambino e gli chiese una pokèball. Quando la aprì, a uscirne fu uno Spinarak, parecchio più grosso dei suoi simili. Senza troppi complimenti, lo mise sotto il naso di Misty.Come c’era da aspettarsi, la ragazza perse totalmente colore dal viso, divenne quasi blu, trattenendo il respiro per così tanto tempo che per un attimo Ash credette che sarebbe svenuta.Poi ci fu. Uno strillo talmente forte da rimbombare per tutto l’edificio.Misty schizzò sulla schiena di Ash, tremando come una foglia dall’orrore.

  • Mettilo via, mettilo via, mettilo viaaaa!!!!! –
  • Argh… Misty, levati! Ricordati in che corpo sei! Non sei leggera!!–

Daisy li fissò sconcertata, mentre il pokémon ritornava dal suo allenatore che, senza dire una parola, se ne andò di corsa dalla palestra. Eh già, doveva averli presi per una manica di pazzi.

  • Misty! Ash! Ommiodio, allora è vero… –

SBANG. I due erano caduti sul pavimento con un tremendo tonfo. Alla fine non ce l’aveva fatta a reggerla.

  • Non chiederci come è successo, perché non lo sappiamo neppure noi. – la anticipò Misty, ma la sorella scosse la testa.
  • E chi se ne importa, adesso! Piuttosto, come si fa per lo spettacolo?! – gemette, prendendosi la faccia tra le mani e mettendosi a camminare per il corridoio, avanti e indietro.

Sì… Ash e Misty erano completamente spiazzati. Possibile che Daisy non riuscisse a pensare ad altro?!

  • Scusa ma a cosa servo io? – intervenne Misty, nella speranza di frenarla – Non ci sono Lily e Violet? Potrebbero pensarci loro.–
  • Non essere sciocca. Secondo te perché ti ho chiamata? Lily e Violet non ci sono ed è per questo che entri in gioco tu. –
  • Ah…. quindi… sarei un ripiego? –
  • Ovviamente sì. Come sempre, no? – sorrise, dandole alcune pacche sulla schiena – Ma, adesso che ci penso, anche l’idea di far esibire un ragazzo non è male. Potrai partecipare allo spettacolo lo stesso! –
  • Come sarebbe a dire?! –
  • E lui ti aiuterà. –
  • Io??? – chiese Ash, totalmente spiazzato.
  • Sì, tu. Sei dentro al corpo di mia sorella e visto che tutti si aspetteranno di vederla… bhe, non vorrai deluderli… –
  • Sinceramente non penso sia… –
  • … un problema tuo? – Daisy gli si avvicinò, punzecchiandogli il petto con l’indice – Mettiamo ben in chiaro una cosa, Ash caro. Finché sarai una bella donzelletta, dovrai prendere il posto di mia sorella. E con questo intendo anche la palestra. –

Non poteva credere di essersi cacciata in un guaio simile… o meglio, di averci ficcato Ash. Bussò alla porta della propria stanza, in cui sapeva che Daisy aveva già preparato Ash per le prove. Aprì la porta, entrando, senza aspettare il permesso.Ash sedeva di schiena, rigido come un palo. Indossava il costume da bagno bianco e rosso, con la coda da Goldeen. Misty lo aveva messo una sola volta, prima d’allora. I capelli erano stati spazzolati e ora ricadevano in volute perfette sulla schiena.

  • Penso sia ora. Andiamo? –
  • Ricordami come ho fatto a cacciarmi in questo guaio… – sbottò.
  • Ehi, sei stato tu a voler venire a tutti i costi. Non prendertela con me. –
  • Mi dici con che faccia mi presento là fuori?! Non so neanche ballare, figuriamoci il nuoto sincronizzato. –
  • Invece di fare la vittima, potresti alzarti e prendere di petto la situazione, Ash Ketchum. O sei tornato ad essere il bambino incapace e presuntuoso che sei sempre stato? –

Inaspettatamente, Ash scattò in piedi con tanta veemenza da rovesciare la sedia. Si voltò verso di lei. Sul suo viso c’era un’espressione che mai prima d’allora Misty aveva visto su di lui: pareva furioso, ma anche spaventato. Non disse niente. Si avviò verso la porta, a passo veloce, superandola. Ma Misty aveva intuito che c’era dell’altro e che per non farselo sfuggire di bocca, stava cercando di scappare.Lo afferrò per un braccio, obbligandolo a fermarsi.

  • Aspetta. Senti, non ti devi preoccupare così tanto. Ci sarò anche io con te, saremo in due là a… –
  • Ma lo vuoi capire che io ora sono dentro a questo costume soltanto per te?! –

Misty lo guardò sbalordita. Ash si morse il labbro, quasi pentito di quella rivelazione. Si liberò dalla sua stretta e se ne andò, sparendo oltre la porta, lasciandola lì, come una completa beota, a fissare il punto in cui era sparito.Che cos’aveva voluto dire con quella frase? Davvero la cosa gli costava così tanto, ma la faceva lo stesso… per lei? Non ci aveva pensato prima… in effetti per lui essere diventato una donna doveva essere stato un bel trauma. Per lei invece… sì, certo la spaventava. Ma sapeva anche di essere dentro ad un corpo che conosceva molto bene. Non era di uno sconosciuto.Ma Ash… sì, Ash, da quando si erano scambiati, era stato quello a subire maggiormente il cambiamento. Prima con Giorgio, adesso lo spettacolo e poi la palestra. Poteva benissimo dire di no, andarsene, fregandosene. Ma non lo faceva. E tutto solo per lei.Si pentì di avergli gridato contro a quel modo. Di averlo insultato. Davvero non se lo meritava.

I riflettori si accesero, le luci della sala si spensero. La voce di Daisy vibrò nell’altoparlante, mentre annunciava con orgoglio l’inizio dello spettacolo, spiegandone per sommi capi la trama principale.Misty era pronta. Guardò Ash, poco più avanti. Stringeva tra le mani un flauto. Avevano fatto soltanto una prova prima dello spettacolo, ma sarebbe andato tutto bene. Doveva soltanto far finta di suonare, quando la melodia era in playback, dopotutto.Quando annunciarono il loro ingresso, Ash e Misty avanzarono, spuntando dal trampolino. Il primo a buttarsi fu Ash, che però non toccò acqua, rimanendo sospeso grazie allo psichico di un pokémon dietro le quinte, mentre un Seal creava attorno a lui cristalli di ghiaccio luminosi con ventogelato. Si posò il flauto sulle labbra e cominciò a muovere le dita, mentre una melodia stupenda risuonava nelle casse.Si sentiva terribilmente in imbarazzo, ma non era certo la prima esibizione che faceva. In un modo o nell’altro era come esibirsi ad una gara pokémon.Misty fece il suo ingresso, vestita con abiti che ricordavano parecchio i soldati di un tempo, con armatura finta e mantello. Gli danzò attorno, a ritmo con il suo flauto. Poi gli porse una mano e lui capì che era il momento. Gettò il flauto nell’acqua, mentre la voce di Daisy illustrava la scena al microfono.

  • La ninfa del lago donò il suo prezioso flauto all’acqua, lasciando che fosse essa a suonare per lei, in cambio di una giornata da umana assieme al suo innamorato… –

Misty lo prese per mano, guidandolo nei movimenti da fare. Ash arrossì violentemente. Si sentiva il cuore battere a mille, senza capirne il motivo.Mai, prima di allora, aveva provato una simile emozione. Da un lato si sentiva euforico dalla felicità, dall’altro voleva scappare a gambe levate, mettendo quanta più distanza possibile tra sé e lei.

  • Non ti preoccupare. Segui me. – gli sussurrò la ragazza, facendogli fare una piroetta.
  • Ne abbiamo ancora per molto? – balbettò Ash, cercando di assumere un tono di voce normale.
  • Aspetta… ancora un attimo… ora! Fai finta di avere un attacco di cuore. Devi morire. – gli suggerì, dandogli lo slancio per un paio di volteggi.
  • Ma la ninfa era stata stolta. Per poter stare anche solo un minuto in più con l’uomo che amava, era venuta meno al suo patto e non era tornata in tempo al lago. –

Quando si fermò, Ash alzò la testa, posandosi le mani sul cuore. Non gli risultava poi tanto difficile simulare un infarto… anche perché era quello che stava per venirgli davvero, ne era sicuro.Si lasciò cadere, afflosciandosi sulle ginocchia, ma Misty lo prese al volo, in una specie di casché improvvisato.

  • Abbiamo finito. Ricorda, tu sei morto. –

Si avvicinò con il viso. Talmente tanto vicino… così vicino… che Ash dovette far ricorso a tutta la sua forza di volontà per non scappare via.Misty gli posò le labbra sulla guancia, nella simulazione di un finto bacio da teatro. Le luci si spensero e il pubblico scoppiò in fragorosi applausi.In quel buio, Misty si staccò, facendolo rialzare e guardandolo sorridente.

  • Sei stato bravissimo, Ash. Ora preparati all’inchino. Ora le luci si riaccendono. –

Difatti, i riflettori si riaccesero un istante dopo che Misty ebbe concluso la frase. Lo prese per mano e entrambi si inchinarono al pubblico in visibilio. Era stato un successone!Misty si voltò verso l’amico e si accorse che qualcosa non andava. Era rosso come un pomodoro maturo, ma al contempo sentiva la sua mano ghiacciata.

  • Stai bene? –
  • C-certo…! –

Non appena si ritirarono dietro alle quinte, Misty si lasciò andare in una risata liberatoria.

  • Non ci posso credere! Siamo stati fenomenali! –
  • Ehi, ragazzi! – un ragazzo dalla pelle scura li stava raggiungendo.
  • Brock! – lo salutò la ragazza – Ci hai visto? –
  • Purtroppo sono arrivato adesso, ma ho notato che ve la siete cavata. Non avevi previsto questo risvolto, eh, Ash? Ash? –

Ash era immobile, di profilo rispetto a loro. Fissava il vuoto davanti a sé. Misty notò che non era più rosso, né tremava. Solo… pareva quasi in trance.

  • Ash… che cosa… – fece per avvicinarsi, ma un gemito di Brock la spaventò.
  • Oh, no… ma perché? Perché sta accadendo di nuovo? –
  • Cosa? Cosa accade?! –

Ma non riuscì neppure a finire la frase, che Ash scoppiò in un grido di dolore talmente spaventoso da farle gelare il sangue nelle vene. Lo vide prendersi la testa fra le mani, barcollare all’indietro, nel tentativo di reggersi in piedi.

  • Cosa… Brock! Cosa sta… –
  • Non possiamo fare nulla. Dobbiamo solo aspettare che finisca. – le spiegò, ma nella voce c’era quella nota di dolore dato dall’impotenza.

Poi, così com’era iniziato, Ash smise di urlare. Le braccia gli caddero di botto lungo i fianchi e subito dopo collassò al suolo.

  • Ash!!! –

Misty riuscì ad agguantarlo al volo, prima che picchiasse la testa contro il pavimento. Si mise in ginocchio, tenendolo tra le braccia. Era… svenuto.

  • Ash… Ash! Ash, rispondi! Brock, che cosa diavolo… –
  • Non è la prima volta che succede. –
  • Questo l’avevo capito, quello che voglio sapere è il perché!!! –
  • Ash è… collegato mentalmente ad un pokémon, nella regione di Sinnoh. Fa parte dei leggendari e si chiama Azelf. –
  • E che cosa c’entra con lui? –
  • Lo contatta a quel modo per avvertirlo di qualcosa. Forse un pericolo imminente, che ha scoperto tramite la sua chiaroveggenza. Ma è strano… pensavo che ormai fosse tutto finito. –
  • Evidentemente ti sbagliavi. Ma… pericolo? Che tipo di pericolo? –
  • Questo non lo so. Per saperlo, dovremo aspettare che Ash si svegli… –

Source: https://mariposasky.wordpress.com/2012/05/16/fic-change-5/